martedì 17 novembre 2009

mercoledì 28 ottobre 2009

All’amato se stesso dedica queste righe l’Autore

Quattro.
Pesanti come un colpo.
“A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”
Ma uno
come me
dove potrà cacciarsi?
Che tana m’han preparata?

S’io fossi
piccolo
come il Grande Oceano,
sulla punta delle onde m’alzerei,
carezzerei la luna con il mio flusso.
Dove trovare un’amata
che mi somigli?
Minuscolo sarebbe il cielo per contenerla!

Oh s’io fossi povero
come un miliardario!
L’anima disprezza i soldi:
un ladro insaziabile s’annida in essa.
Ai desideri miei, alla sfrenata orda
non basta l’oro di tutte le Californie.

S’io fossi balbuziente
come Dante
o Petrarca!
Accendere l’anima per una sola!
Ordinarle coi versi di ridursi in cenere!
E le parole
e il mio amore
sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente,
senza lasciar traccia, vi passerebbero
le amanti di tutti i secoli.

Oh s’io fossi
silenzioso
come il tuono:
con un sol gemito
farei tremare l’eremo vacillante della terra.
Se
la mia voce enorme
urlerà a tutta forza,
le comete torceranno le loro braccia di fuoco,
e a capofitto si getteranno dalla disperazione.

Coi raggi dei miei occhi rosicchierei la notte:
oh s’io fossi
appannato
come il sole!
Vorrei proprio
abbeverare con la mia luce
il seno smagrito della terra!

Passerò,
trascinando il mio amore enorme.
In quale notte
delirante,
malata,
quali Golia m’han concepito,
così grande
e così inutile?

giovedì 27 agosto 2009

INSIEME


Portami dove c'è gente
Portami dove non bisogna parlare
Portami dove non si paga niente
Portami dove la notte non si spegne
Portami dove si vede la strada
Portami dove non conosco la strada
E fa che il giorno si dimentichi di arrivare
Portami dove è morbido
Portami dove non si sente
Portami dove non si aspetta
E fa che il giorno si dimentichi di arrivare
Portami dove non sono mai stato
Portami dove non sarei mai potuto andare
Portami dove c'è gente
Portami dove non si paga niente
Portami dove non si vede la strada
Portami dove non conosco la strada
Portami dove non si sente
Portami dove non si scende
Portami dove non bisogna parlare
Portami dove non si paga niente
E fa che il giorno si dimentichi di arrivare

EL MUNIRIA : Stanza 218

martedì 4 agosto 2009

Notte e notti.

Ho te in fondo al burrone
della mia realtà interna,
musa,
chiave universale
apri le porte dei sensi:
il caldo è caldo
solo se è più cocente di te
il freddo di meno,
l'alto di più di te,
il basso di meno,
nulla di più affascinante,
nulla di più bello.
La relatività ruota intorno al perno
delle tue dimensioni assolute.
Fai l'amore e sudi cielo,
il desiderio lo esprimi in nuvole
e con sospiri fra i gemiti
le metti in moto,
scegli di usare le mani
per renderti materiale,
scateni la tua malia
con lo sguardo
e mi sciogli in pulviscolo:
io seguo il binario dei raggi del sole
per giungere a te
che domini la luce ed il buio
per esaltare le tue forme.

domenica 2 agosto 2009

Per nessuno

Sul pentagramma dei tuoi capelli
inventa musica il vento
e il mio cuore tiene il tempo
battendo sul petto
e sulla cateratta
delle tue mura ciclopiche
che sfidano la stella polare
e ombreggiano per secoli e chilometri;
io sdraiato sull'erba
devo guardarti riflessa nella Luna,
quando è Luna nuova
affido i miei occhi
ai ricordi di te,
semi piantati nei solchi
del mio encefalo.
Reclamo le mie ferite
come premio di una lotteria
ripudiando l'acquiescenza
della tua lontananza.
I miei desideri e le mie fantasie
vestono camicie bianche
con le maniche legate sul dorso,
si liberano immaginifiche
e vengono risucchiate nel gorgo
di perfetta funzione
a cui nulla sfugge
e lanciate in un'altra dimensione
sterile di felicità
arida di gioia.
Nell'isocronia del pendolo
oscilla il mio sesso lentamente
in cerca di te e dei tuoi prodigi
degli odori che produci
delle parole che assembli
e fai scivolare nel mio naso
che poi vengon fuori dalla mia bocca
e ti chiamano:
amore.

venerdì 31 luglio 2009

Mi manca un senso

E lo shuttle è solo un grande ago
per ricucire il buco dell'ozono.
E per riavvicinare le nostre pelli
avrei bisogno di uno scienziato pazzo
che ci cucisse insieme
come in una scena di un film horror
di bassa categoria.
Guardo la notte densa scendere dal cielo
mischiarsi con la luce liquida del giorno
prepara il cocktail di emozioni del tramonto.
Voglio ubriacarmi fino a sentirmi male
e quando inizierò a vomitare
avrai la soddisfazione di dire
"Te l'avevo detto".
Guardo la notte densa scendere dal cielo
con il suo mantello al collo di stelle
e tu compari per prima
e ti chiami Amore.
I miei occhi sono le mie mani
che cantano sulla tua pelle,
vivono fra tuoi capelli,
bevono dalle tue labbra
e ti vedo come la luce
non è in grado di rivelarti.
Le tue tre dimensioni ne nascondono
altre tre ciascuna,
avrei bisogno di un senso in più
per non perdermi
e non c'è filo d'Arianna
per sfuggirti
che sei come la volta celeste
illudi e impressioni
e mi imprigioni fra atmosfera e gravità
e ogni stella è una porta
che aperta mostra un ricordo
e mi lancia in un altra dimensione.
E io sono sempre me
e tu non lo sei mai stata.
Però fai attenzione.
Lo senti?
Lo senti il rumore di fondo dell'universo?
Lo senti che senza di te mi sento perso?
Lo senti quel grido che chiama il tuo nome
e chiede perdono?

martedì 28 luglio 2009

Parole

Mi dici che vorresti rinascere
che vorresti che io rinascessi con te
per vivere una vita intera insieme
e poi mi guardi negli occhi,
mi stringi la mano e domandi
"Ti piacerebbe?"
sapendo che preferirei non essere mai nato;
e se imparare ad amare
è la cosa più eccezionale
io mi chiedo come smettere.
Nascondimi in un angolo buio
tramortiscimi con le tue ire
il mio corpo in terra
sarà la bisettrice che dividerà
la tua vecchia vita
da quella nuova.