sabato 14 maggio 2011
Bill...
The world is like a ride in an amusement park, and when you choose to go on it you think it's real because that's how powerful our minds are. The ride goes up and down, around and around, it has thrills and chills, and it's very brightly colored, and it's very loud, and it's fun for a while. Many people have been on the ride a long time, and they begin to wonder, "Hey, is this real, or is this just a ride?" And other people have remembered, and they come back to us and say, "Hey, don't worry; don't be afraid, ever, because this is just a ride." And we … kill those people. "Shut him up! I've got a lot invested in this ride, shut him up! Look at my furrows of worry, look at my big bank account, and my family. This has to be real." It's just a ride. But we always kill the good guys who try and tell us that, you ever notice that? And let the demons run amok … But it doesn't matter, because it's just a ride. And we can change it any time we want. It's only a choice. No effort, no work, no job, no savings of money. Just a simple choice, right now, between fear and love. The eyes of fear want you to put bigger locks on your doors, buy guns, close yourself off. The eyes of love instead see all of us as one. Here's what we can do to change the world, right now, to a better ride. Take all that money we spend on weapons and defenses each year and instead spend it feeding and clothing and educating the poor of the world, which it would pay for many times over, not one human being excluded, and we could explore space, together, both inner and outer, forever, in peace.
Flusso.
Guido su strisce d'asfalto, fra auto e autovelox, superando una ad una le ore piccole. Tu come tutte le notti mi tieni sveglio, almeno una volta a settimana te ne sono grato. Tu mi prepari un pasto completo con tutti i sapori che i pensieri possono avere. Così un chilometro sono felice e quello dopo estasiato, un chilometro sono triste e due dopo quasi morto. Io guido e la mia testa gira come le ruote su cui corro: una centrifuga di pensieri che all'apparenza è bianca. Di notte non vedo uccelli da schivare (come se potessi). Di notte non dormo più negli autogrill in cui tu russavi mentre io parlavo della dittatura in questo paese. Non ti poggi più sulla mia spalla. Non ho più le tue gambe da accarezzare, che sull'autostrada il cambio serve a poco (nella mia macchina ancora meno). E io guido ancora, investendo a 130 all'ora i pensieri per aprirli e vedere cosa ci sia dentro. Io guido e tu vai via. Chissà se mi hai seppellito vicino ad un campo di baseball, di sicuro sono lontano più di quanto lo saremo quando sarai col piccolo naso verso l'alto, sotto un'architettura sovietica: il nostro amore come il comunismo.
Il piano.
È facile, forse anche romantico, pensare che dietro tutto questo ci sia un piano, un disegno del destino. Mi spiace, accusami di nuovo di essere sterile e freddo, di essere cieco ai sogni e insensibile ai bisogni dell'anima di sognare: non esiste nessun progetto. Siamo noi a collegare i fatti con una causalità dettata dalla nostra esperienza. È solo un'illusione. Tutto accade per caso. Ogni cosa che succede è come un pezzo di puzzle che può adattarsi a qualsiasi altro, sei tu che mettendolo dove più ti piace costruisci l'immagine finale. Siamo noi a pensare questo piano, solo dopo che i fatti sono avvenuti. Siamo dio a posteriori. Siamo onnipotenti impotenti. Anche se a volte ne abbiamo la sensazione, non c'è nessun disegno superiore: pensaci bene.
Stelle cadenti.
Nessuno ha mai pensato che io ti amassi, ti stimassi e che tu fossi tutto ciò che desideravo. Questo mi preoccupa. Anche tu non l'hai né pensato, né sentito: che enorme fallimento. Pensavi di non poter competere con l'altra e io ti ho messo una medaglia d'oro al collo, ti ho sollevato (sei leggera) fino al gradino più alto, ma non te ne sei mai accorta. Del resto "il resto della vita" è un tempo troppo lungo per me che arrivo alle cose o troppo presto o troppo tardi.
Ti avevo promesso calma e pace, amore e tenerezza, attenzione e rispetto e ti ho dato una guerra civile: il nostro amore come il comunismo.
Un giorno mi desidererai in una stella cadente. Questo è il mio desiderio per la prossima stella cadente.
Ti avevo promesso calma e pace, amore e tenerezza, attenzione e rispetto e ti ho dato una guerra civile: il nostro amore come il comunismo.
Un giorno mi desidererai in una stella cadente. Questo è il mio desiderio per la prossima stella cadente.
giovedì 12 maggio 2011
Lontano da te.
Siamo io e te abbracciati e le tue lacrime pesanti come la Luna mi cadono sul collo e mi scorrono giù lungo la spalla, bruciano sulla pelle straziata dai graffi e dai morsi delle tue parole.
E Battiato dovrebbe ritirarsi e non fare più concerti a cui potrai andare con qualcun altro.
Poi penso che non posso temere nulla, non perché lo impone la normale logica razionale, o la retorica romantica, ma perché la realtà che abbiamo sperimentato è stata il punto di giunzione di una circonferenza sulla quale è registrata la scala del piacere, dallo zero, lo strazio, all'infinito, l'estasi; così abbiamo barcollato su quel confine tenendoci per mano, come quando camminavamo al mare sugli scogli, per non cadere.
E abbiamo fatto cose alquanto strane: su quel cadavere abbiamo posto con cura, sugli occhi chiusi, due monete d'oro. Allora un pensiero nostalgico mi ha suggerito di rubarne una da tenere come feticcio romantico di quello che è stato. Quando mi sono girato per prendere la più vicina delle due, l'altra era sparita, la più vicina a te, che avevi rubato senza fartene accorgere. Con un sorriso ho attirato la tua attenzione, ho preso tra il pollice e l'indice l'ultima moneta, l'ho stretta fra i denti per saggiarne l'autenticità, come si vede fare in quei film che non abbiamo mai visto, e l'ho messa sul mio occhio: sono morto per metà.
E ora mi sento come Maradona: il più grande di tutti, il genio decaduto in rovina. Lontano dalle tue grazie.
Lontano da te, lontano dal cuore. Magari non era proprio così ma è così.
E Battiato dovrebbe ritirarsi e non fare più concerti a cui potrai andare con qualcun altro.
Poi penso che non posso temere nulla, non perché lo impone la normale logica razionale, o la retorica romantica, ma perché la realtà che abbiamo sperimentato è stata il punto di giunzione di una circonferenza sulla quale è registrata la scala del piacere, dallo zero, lo strazio, all'infinito, l'estasi; così abbiamo barcollato su quel confine tenendoci per mano, come quando camminavamo al mare sugli scogli, per non cadere.
E abbiamo fatto cose alquanto strane: su quel cadavere abbiamo posto con cura, sugli occhi chiusi, due monete d'oro. Allora un pensiero nostalgico mi ha suggerito di rubarne una da tenere come feticcio romantico di quello che è stato. Quando mi sono girato per prendere la più vicina delle due, l'altra era sparita, la più vicina a te, che avevi rubato senza fartene accorgere. Con un sorriso ho attirato la tua attenzione, ho preso tra il pollice e l'indice l'ultima moneta, l'ho stretta fra i denti per saggiarne l'autenticità, come si vede fare in quei film che non abbiamo mai visto, e l'ho messa sul mio occhio: sono morto per metà.
E ora mi sento come Maradona: il più grande di tutti, il genio decaduto in rovina. Lontano dalle tue grazie.
Lontano da te, lontano dal cuore. Magari non era proprio così ma è così.
martedì 10 maggio 2011
Presunzione
Ho un fortissimo attacco di presunzione:
la fame, le guerre umanitarie, le guerre di pace, le guerre civili, i morti sul lavoro, l'AIDS nel mondo e soprattutto nel terzo mondo, la miseria, le catastrofi naturali, le catastrofi artificiali, la corruzione, la malattia del corpo ma soprattutto la malattia della mente, le disgrazie e le sciagure, oggi non sono niente, neanche messe tutte insieme, sono triste, infinitamente triste. Oggi detengo questo record: sono l'uomo più triste del mondo.
la fame, le guerre umanitarie, le guerre di pace, le guerre civili, i morti sul lavoro, l'AIDS nel mondo e soprattutto nel terzo mondo, la miseria, le catastrofi naturali, le catastrofi artificiali, la corruzione, la malattia del corpo ma soprattutto la malattia della mente, le disgrazie e le sciagure, oggi non sono niente, neanche messe tutte insieme, sono triste, infinitamente triste. Oggi detengo questo record: sono l'uomo più triste del mondo.
sabato 30 aprile 2011
La causa
Parlami di te.
Parlami come parli a te stessa prima di dormire, raccontami di quel signore che vorrebbe avere vent'anni di meno per farti la corte o di una di quelle notti passate senza di me.
Mostrami la tua rabbia vera e uccidiamola con una risata.
Raccontami tutto quello che poteva essere ma non è stato.
I tuoi silenzi mi hanno sigillato dentro una busta trasparente: puoi vedermi ma non puoi sentire il mio odore.
I tuoi silenzi hanno sigillato la verità dentro le mie bugie.
Parlami come parli a te stessa prima di dormire, raccontami di quel signore che vorrebbe avere vent'anni di meno per farti la corte o di una di quelle notti passate senza di me.
Mostrami la tua rabbia vera e uccidiamola con una risata.
Raccontami tutto quello che poteva essere ma non è stato.
I tuoi silenzi mi hanno sigillato dentro una busta trasparente: puoi vedermi ma non puoi sentire il mio odore.
I tuoi silenzi hanno sigillato la verità dentro le mie bugie.
Iscriviti a:
Post (Atom)